Titolo originale: Mink! Autore: Peter Chippindale Traduzione italiana: Pietro Meneghelli Edizione italiana: Newton & Compton Anno: 1995
Il sottotitolo di questo libro, "La Fattoria Degli Animali degli anni 90", in parte ci azzecca e in parte no. Nel senso che non ha nulla a che vedere con il libro di George Orwell, però allo stesso modo tratta metaforicamente di politica e problemi sociali attraverso personaggi che vacillano in continuazione fra l'animale naturale e l'animale antropomorfo ma senza che la cosa strida agli occhi di chi legge.
Trama
Il personaggio principale del racconto, a cui fa riferimento il titolo, è Mega, un visone nato in cattività e, innaturalmente, figlio unico, oltre che conscio del reale destino che aspetta tutti i suoi compagni di allevamento e a cui nessuno vuole credere, eccetto un paio di suoi amici con cui cappeggerà una rivoluzione. Intanto, i conigli che vivono in una grossa comunità nella foresta a pochi passi dall'allevamento cercano un dialogo con i proprio predatori per stabilire e far rispettare delle regole che che soddisfino il più possibile tutti quanti, in discussioni odorano di politica lontano un miglio. La prima parte del libro alterna sapientemente le vicende nell'allevamento a quelle nel bosco. Almeno fino alla fuga dei visoni, i quali, una volta evasi andranno a rifugiarsi proprio nella forestra accanto, dove l'incontro fra i conigli e i loro nuovi predatori, del tutti ignari delle regole che si erano appena solidificate, sarà traumatico e sanguinolento. Una guerra insomma, interrotta soltanto da una minaccia ben più grande (gli esseri umani) che rischia di distruggere la foresta e spingerà le due comunità a una temporanea tregua per frontteggiare il nemico comune.
Commento personale
Tutta la storia è scritta e tradotta in maniera scorrevole ma precisa allo stesso tempo. I dialoghi sono spesso interrotti per descrivere le espressioni dei personaggi, il che li rende ancora più efficaci e non fa perdere al lettore il filo di chi sta parlando. I personaggi stessi poi hanno dei nomi facilmente assimilabili e che ben si adattano al loro carattere. Un po' come nei cartoni animati se vogliamo ma, come vagamente segnalato dal punto esclamativo scritto come graffito di sangue nel titolo in qualsiasi edizione del libro, il romanzo è indirizzato a un pubblico maturo. Non solo per via delle metafore politiche comprensibili da chi ha una certa esperienza, ma anche per la spietata violenza di molte scene e i non numerosissimi ma espliciti dettagli sessuali che fanno capolino nella storia.
Non ultima poi anche la drammatica evoluzione della personalità del protagonista che da giovane rivoluzionario si trasformerà gradualmente in un dittatore dal pugno di ferro, come non accade di solito nei racconti di fantasia ma accade spesso nella realtà. E questo è soltanto uno dei tanti messaggi dell'autore al lettore.